Frida e il tradimento della sorella
L’aria nella Casa Azul era pesante, sa di pittura e di fiori che stanno marcendo. Frida era lì, col suo piede che faceva i capricci e quel corsetto che le stringeva tutto, come se non bastasse il resto. Stava cercando di dipingere, o almeno di tenere in mano il pennello, quando le è arrivata quella botta: Diego e Cristina. Sua sorella. Cristina, quella che da piccola le tirava i capelli per gioco e le correva incontro ridendo, ora s’era presa Diego, il suo uomo, il suo caos, il suo tutto.
Il pennello le è scivolato di mano, un rumore secco sul pavimento, e per un attimo s’è fermato il mondo. Non era solo Diego – con lui c’era abituata, i suoi tradimenti erano come un rumore di fondo, li sopportava a denti stretti – ma Cristina? Quello era troppo. Le è mancato l’aria, la stanza sembrava chiudersi su di lei, coi muri azzurri che quasi la soffocavano. S’è trascinata davanti allo specchio: aveva la faccia distrutta, gli occhi persi, i capelli tutti arruffati. Non ha detto niente, non ha pianto. Ha solo deciso che Cristina per lei non c’era più, un taglio netto, come quando strappi una pagina e la butti via.
Poi s’è messa a dipingere Ricordo (Il Cuore). Ogni colpo di pennello era come un pugno che si dava da sola, il bianco del vestito diventava rosso, e quel cuore enorme, ferito, sembrava uscisse dal quadro per urlarle in faccia. Il sangu* gocciolava piano, come se non finisse mai. Era il 1937, e Frida non stava solo dipingendo: stava tirando fuori tutto il suo stato d' animo. Cristina era sparita dalla sua vita, un ricordo che non voleva più vedere. Sentivi quasi il freddo di quelle mura, il peso di quel cuore spezzato. Frida non mollava, ma perdonare? Neanche per sogno. Un cuore spezzato non si rimargina, e il suo, ormai, era un mosaico di crepe che solo la tela poteva reggere.
Il Magnifico Press

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