La Leggenda di Colapesce
🌊⚜️CHI ERA COLAPESCE ?⚜️
🌊⚜️Era un’estate tra il XII e XIII secolo, quando il sole cuoceva l' isola di Sicilia e il mare scintillava come un fuoco liquido. Le onde si schiantavano sugli scogli con una forza che faceva tremare la terra. In quel tempo, a Messina, viveva un ragazzo che tutti chiamavano Colapesce, o più semplicemente Cola. Figlio di un pescatore, cresciuto con il sapore del mare sulle mani e il vento che gli bruciava la pelle. Ma non era tipo da starsene fermo sulla barca a tirar reti. Il mare lo chiamava, e lui rispondeva, tuffandosi come se fosse parte di quelle profondità.
🌊⚜️Sott’acqua, Cola trovava un mondo che pochi potevano immaginare. Pesci dai colori accesi, come fiamme vive, sfrecciavano tra alghe che si muovevano lente, quasi danzando. Scogli coperti di muschio verde sembravano colline dimenticate. Scendeva sempre più giù, nel buio delle correnti, e poi riemergeva, rompendo la superficie con la testa. L’acqua gli scivolava sul viso, il sole gli accendeva la pelle bagnata, e il sapore del sale gli restava in bocca. Sulla riva, le ragazze lo guardavano incantate, sussurrando tra loro che quel ragazzo non era del tutto umano, ma un figlio del mare.
La Fama di Colapesce
⚜️🌊La sua fama si sparse rapida, portata dal vento che soffia tra i vicoli e le barche. Arrivò fino a Federico II, il re di Sicilia, quello che tutti conoscevano come Stupor Mundi. Un uomo che non si fidava delle storie, voleva prove. Così convocò Cola. Sulla scogliera, con la corte riunita e il mare che ruggiva sotto, Federico prese una coppa d’oro, splendente come un pezzo di luce solida, e la gettò tra le onde, non troppo lontano. “Recuperala,” ordinò. Cola si tuffò, sparendo in un lampo, e tornò con la coppa stretta tra le mani. L’acqua gli colava dalla faccia, e la folla mormorò stupita.
⚜️🌊Ma Federico non era soddisfatto. Prese la sua corona, un cerchio di metallo e gemme che pesava di storia, e la lanciò più lontano, dove il mare si tingeva di nero. “E questa?” disse, con una voce che suonava come una sfida. Cola si tuffò di nuovo, senza esitare. Scese nelle profondità, là dove la luce si spegne, e riemerse con la corona in pugno, il sole che la faceva brillare. La gente sulla riva trattenne il fiato, ma Federico sorrise, un sorriso che nascondeva qualcosa. Poi prese un anello, piccolo, d’oro, e lo gettò ancora più in là, in un abisso senza fine. “Se sei quello che dicono, trovalo,” lo provocò. Cola si tuffò un’ultima volta.
Non tornò subito. Sott’acqua, nelle tenebre, trovò qualcosa di straordinario: un fuoco rosso, ardente, forse lava che ribolliva dal cuore della terra.
🌊⚜️Davanti a lui, la Sicilia stessa poggiava su tre colonne. Due erano solide, ma la terza era fragile, piena di crepe, sul punto di crollare. Capì in un istante: se quella colonna avesse ceduto, l’isola sarebbe sprofondata. Senza pensarci, si piazzò sotto di essa, le braccia tese, il corpo trasformato in un sostegno vivo. Sopra, il mare restò immobile, un silenzio pesante. Federico scrutò l’orizzonte, ma Cola non riemerse più. Dicono che sia ancora là, nelle profondità, a reggere la Sicilia.
ALTRE LEGGENDE
🌊⚜️Non tutti, però, raccontano la stessa leggenda. A Messina si tramanda che Cola fosse un eroe, messo alla prova dal re, e che scelse di sacrificarsi per salvare l’isola, fondendosi con il mare. Quel fuoco e le tre colonne sono il simbolo del suo destino. Ma c’è un’altra versione, più antica, che circola tra i pescatori. Dicono che Colapesce non pescasse mai per davvero: i pesci li liberava, li ributtava tra le onde. Per questo il mare lo amò tanto da trasformarlo, facendolo diventare mezzo uomo e mezzo pesce, un essere libero di vagare per sempre sott’acqua, senza padroni.
Le due storie si dividono così: nella prima, Cola è un uomo che dà tutto per la sua terra, con Federico come testimone del suo coraggio. Nella seconda, è un ribelle, un sogno selvaggio che il mare si è preso, senza prove né pesi da portare. Ma in entrambe, Cola è la Sicilia stessa: il sale del mare, il sole, le profondità. Quando la terra trema, si sente ancora la sua presenza, là sotto, a tenere l’isola al suo posto.
Il Magnifico Press



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