Romolo e Remo: la leggenda nata il 24 marzo 771 a.C.
Il 24 marzo del 771 a.C., secondo una cronologia mitica che intreccia storia e immaginazione, nascevano Romolo e Remo, i gemelli destinati a gettare le fondamenta di Roma. La loro venuta al mondo è un racconto che si snoda tra il sacro e il selvaggio, un’epopea narrata dai venti dell’antichità. Figli di Rea Silvia, una giovane vestale della stirpe reale di Alba Longa, e del possente Marte, dio della guerra, la loro origine fu un atto di sfida al destino. Rea Silvia, custode del fuoco sacro e vincolata a un’esistenza di castità, fu avvolta da un mistero: alcuni parlano di un abbraccio divino sotto le stelle, altri di un uomo terreno che si celò dietro il nome di un dio. Quando i gemelli nacquero, il loro primo respiro fu un’eco di grandezza futura.
Ma la loro nascita non fu accolta con festosità. Amulio, re usurpatore e zio di Rea Silvia, vedeva nei neonati una minaccia al suo dominio. Temendo che potessero un giorno vendicare il nonno Numitore, spodestato anni prima, ordinò che fossero strappati alla madre e abbandonati alla corrente del Tevere. Racchiusi in una fragile cesta di giunchi, i piccoli furono affidati al fiume, che li condusse dolcemente verso le rive paludose ai piedi del colle Palatino. Qui, il mito prende vita con la figura della lupa. Una creatura dal manto ispido, mossa da un istinto antico, li trovò tra i canneti e li accolse, offrendo il suo latte sotto l’ombra di un fico selvatico. Quel gesto, quasi materno, li protesse fino all’arrivo di Faustolo, un pastore dal cuore generoso, che, insieme alla moglie Acca Larenzia, li prese con sé, crescendoli tra i pascoli e i silenzi delle colline.
Eppure, c’è chi legge nella lupa un simbolo diverso. Alcuni studiosi suggeriscono che dietro il racconto si celi un’allusione al lupanare, il luogo delle donne di malaffare. In questa versione, Acca Larenzia potrebbe essere stata una prostituta, una “lupa” nel gergo dell’epoca, che salvò i gemelli per pietà o destino. Questa ipotesi tinge il mito di un’umanità cruda, unendo la poesia della leggenda alla realtà di un mondo antico e complesso.
La vita dei due fratelli, però, non conobbe pace. Cresciuti forti e audaci, decisero di fondare una città sulle rive che li avevano accolti. Ma la concordia si spezzò: Romolo scelse il Palatino, Remo l’Aventino. Una disputa feroce divampò quando Romolo tracciò il solco sacro della sua città, un confine che Remo osò oltrepassare per scherno. In un impeto di rabbia, Romolo colpì il fratello, tingendo di sangue fraterno le fondamenta di Roma. Era il 21 aprile del 753 a.C., data consacrata alla nascita della città eterna. Remo morì lì, vittima del sogno che li aveva uniti, mentre Romolo divenne il primo re, guidando il suo popolo con mano ferma. La sua fine resta avvolta nel mistero: si narra che svanì durante una tempesta, portato via dagli dèi come Quirino, o forse caduto sotto i colpi nascosti dei suoi stessi senatori. Così, tra mito e tragedia, Romolo e Remo scrissero l’inizio di una storia che ancora oggi ci affascina.
Il Magnifico Press
In foto: dipinto Romolo e Remo, realizzato da Peter Paul Rubens ( 1616 circa)
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