Selvaggia di Staufen: la principessa dimenticata tra falchi, intrighi e un destino crudele👑

 

Chi era Selvaggia di Staufen, la giovane narrata nella fiction Costanza di Costanza Macalle?


 Una figura reale, sì, ma come tante donne della storia, relegata ai margini, schiacciata dal peso di giochi politici più grandi di lei. Proprio come sua nonna, Costanza d’Altavilla, Selvaggia fu una pedina, un mezzo per siglare alleanze, un nome da sacrificare sull’altare della diplomazia. Ma per capire la sua storia, dobbiamo fare un passo indietro, a una dinastia segnata da profezie, ambizioni e scandali.


Costanza d' Altavilla: la Profezia che fece tremare gli indovini 


👑Pensate a Costanza d’Altavilla, la nonna. Quando nacque, si dice che gli indovini tremarono: “Con lei arriva la fine della stirpe”. Un presagio così oscuro che i suoi familiari, spaventati, la rinchiusero in un convento, lontano dal mondo. Ma il destino aveva altri piani: Costanza ne uscì per un matrimonio strategico con Enrico VI di Hohenstaufen. Da questa unione nacque un figlio destinato a segnare la storia: Federico II, lo Stupor Mundi, l’uomo che il mondo avrebbe ammirato e temuto.


 🦅Un genio, sì: appassionato di falconeria, conoscitore di greco, latino ed ebraico, fondatore della prima università pubblica – la Federico II di Napoli – e custode della cultura con la Scuola Poetica Siciliana. Ma anche un enigma. Per alcuni, il pupillo di Papa Innocenzo III; per altri, l’Anticristo in carne e ossa. Le voci correvano: c’era chi giurava fosse figlio di un macellaio, chi sosteneva che Costanza, troppo anziana, non potesse averlo partorito. E lei? Per zittire i pettegolezzi, nel 1194 mise al mondo Federico in una tenda, in una piazza pubblica a Jesi, sotto gli occhi di tutti. Eppure, le malelingue non si placarono.

Federico crebbe, divenne un sovrano potente, uno stratega senza pari. Dopo la morte dei genitori, fu Innocenzo III a prenderlo sotto la sua ala. Ma quando il Papa morì, i suoi successori si scagliarono contro di lui: lo accusarono di stringere patti con gli “infedeli” – soprattutto donne – e di incarnare il male assoluto. Ebbe quattro mogli legittime (Costanza d’Aragona, Jolanda di Brienne, Isabella d’Inghilterra e Bianca Lancia), otto figli ufficiali e una schiera di eredi nati da relazioni clandestine: Federico non si fermava davanti a nulla. E tra questi figli, ecco Selvaggia di Staufen.

Selvaggia Staufen: un matrimonio senza amore

👩‍🦰Immaginate una ragazzina di tredici anni, i capelli mossi dal vento, che corre tra i boschi e le campagne pugliesi con il suo falcone, Pretor, un regalo del padre. Come Federico, Selvaggia amava la falconeria; aveva ereditato il suo spirito curioso, la sua mente vivace. Ma la libertà durò poco. Un giorno, il grande imperatore la convocò: “Sposerai Romano d’Ezzelino, signore della Marca Trevigiana”. Lei, docile, non si ribellò. Lasciò la Puglia, attraversò l’Italia e arrivò a Verona. Era il 23 maggio 1238, giorno di Pentecoste: le nozze si celebrarono tra festeggiamenti grandiosi che durarono sei giorni. Ma dietro le luci della festa si nascondeva un’ombra.



🖤Romano d’Ezzelino non era un uomo qualunque. Calcolatore, ambizioso, feroce: un tiranno che persino Dante collocò nell’Inferno, nel settimo cerchio, tra i violenti contro il prossimo. Le cronache lo chiamavano “il Terribile”, “il Feroce” – anche se gli studiosi ancora discutono. Per Selvaggia, sposarlo fu come entrare in una prigione. Lui non la amava, non la sfiorava con dolcezza. Si limitava ai “doveri coniugali”, trattandola come un oggetto, un trofeo da esibire. Lei, relegata in una stanza, non divideva nemmeno il letto con lui. L’unico conforto? Pretor, il suo falco, compagno d’infanzia, che volava alto nei cieli, portando con sé i sogni di una Puglia lontana.


⚜️❤️Poi, un colpo di scena. Alla corte arrivò un uomo misterioso – forse pugliese, dicono alcuni – con occhi azzurri come il mare e un animo gentile. Anche lui amava la falconeria. Tra lui e Selvaggia nacque un’intesa, un amore clandestino che sbocciò mentre Ezzelino era lontano, perso nelle sue campagne militari. Ma i segreti, in un mondo come quello, non restano tali a lungo. Ezzelino lo scoprì. E non perdonò.

La fine di Selvaggia è avvolta nel mistero. Alcuni narrano che lui la strangolò nel sonno, altri che la fece avvelenare. Si racconta che Ezzelino, paranoico, usasse un servo per assaggiare ogni piatto, temendo il veleno. Quel giorno, però, il servo fu dispensato. Al suo posto chiamò Selvaggia. Lei morì all’istante, a soli vent’anni, con il sapore del tradimento sulle labbra.







La fiction Costanza intreccia questi cenni storici con una narrazione moderna che, a volte, stride. Mi piace l’accuratezza dei dettagli, ma per un giudizio completo aspetto la seconda puntata. Intanto, vi lascio con un pensiero: Selvaggia, come la nonna Costanza o Lucrezia Borgia, fu una donna usata, sacrificata, dimenticata. Eppure, tra le pieghe della storia, il suo falco vola ancora.


Grazie a chi mi ha letto,


Il Magnifico Press 


Ps: dedicato al mio marito che mi ha fornito l' ispirazione 😅



Photo credits: web

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