Tina Pica: una vita tra spettacolo e films

«A Tina Pica che con la sua arte ha dato vita a tante povere creature del mio sogno, creature che lasceranno ombre vive nella storia del teatro umoristico».

                  Eduardo De Filippo✍️



Immaginate una Napoli di fine Ottocento, un vicolo brulicante vicino al Borgo Sant’Antonio Abate, dove il 31 marzo 1884 viene al mondo Concetta Annunziata Pica, per tutti Tina. Non è una bambina qualunque: respira teatro fin dal primo vagito. Sua madre, Clementina Cozzolina, è un’attrice dal cuore grande, suo padre, Giuseppe Pica, un capocomico geniale che ha dato vita ad Anselmo Tartaglia, un personaggio destinato a segnare la scena partenopea. La loro casa? Non un tetto fisso, ma una compagnia teatrale itinerante, un carrozzone di sogni che gira per le piazze di campagna, tra applausi e polvere.

Tina cresce lì, tra sipari rattoppati e copioni consumati. Ancora piccola, la trovi sul palco, con gli occhi lucidi e la voce tremante, a interpretare orfane disperate o figlie di condannati, ruoli che strappano lacrime al pubblico di “La fanciulla di Pompei” o “Le due orfanelle”. È magra, quasi un’ombra, con quella voce roca che sembra arrivare da un altro mondo. Ma è proprio quella voce, quel corpo esile, a renderla speciale. Una notte, il destino bussa: il padre non può salire in scena, e Tina, senza pensarci due volte, indossa i panni di Anselmo Tartaglia. Il pubblico ride, si commuove, esplode in un’ovazione. Da quel momento, non si ferma più. Arriva persino a sfidare Shakespeare, trasformando Amleto in un principe napoletano, con un accento che sa di mare e vicoli.

Gli anni passano, e Tina diventa leggenda. Negli anni ’50, al fianco di Totò, illumina lo schermo in: Pane, amore e fantasia "con la sua Caramella, una vecchia burbera che conquista il cuore di tutti. Quando si spegne, il 15 agosto 1968, ha lasciato un segno nel mondo dello spettacolo e del cinema che ancora oggi risuona.


  Il Magnifico Press


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